Ci siamo presi anche Sanremo

[Articolo aggiornato il 17/02/2019]

1994, Palermo, Liceo A. Einstein:
-Che è sta cassetta Filippo?
-Mi è appena arrivata da Milano, è una bomba, si chiamano Sangue Misto, non so altro.

“Io sono il numero zero, facce diffidenti quando passa lo straniero in sclero, teso vero, vesto scuro, picchio la mia testa contro il muro sono io l’amico di nessuno…”

BOOM. Il cervello esplode.

Da lì, 25 anni di amore quasi ininterrotto (la fine della famosa “Golden Age” ha segnato anche me per qualche anno) in cui le metriche sui quattro quarti fluiscono da casse e cuffie a decibel imbarazzanti.

Soprattutto Sotto

“I rapper sono i nuovi cantautori” dicevo ai miei amici innamorati di Faber e Guccini che mi guardavano nei primi del 2000 come si compatisce un terrapiattista. Negli anni 90-2000 noi “rappusi” venivamo presi per pazzi. “Americanate che non si adatteranno mai alla cultura italiana” ci dicevano le persone di cultura che sanno sempre tutto.

Rockstar

Con Sanremo 2019 possiamo dirlo: la guerra è definitivamente vinta. Ci sono voluti oltre 25 anni ma alla fine l’Italia è conquistata.

  • Gli ultimi 3 anni di classifiche discografiche sono monopolizzate da Sfera Ebbasta (per mesi con oltre 10 pezzi nelle prime 15 posizioni), Ghali, Marracash, Fabri Fibra, Noyz Narcos.
  • I rapper nelle discoteche prendono spesso il posto della dance.
  • I rapper diventano influencer Instagram e invadono anche il gossip (avete presente che lavoro fa Fedez?).
  • Nascono canali TV monotematici e persino Netflix realizza un documentario sulla storia del Rap in Italia.

E adesso la vittoria di Sanremo, l’investitura definitiva nella maggiore competizione musicale italiana.

Sanremo è come la patente di guida. Sancisce la definitiva uscita della musica rap dalla nicchia di controcultura, e l’acquisizione dello status di musica mainstream: il rap è diventato ufficialmente nazionalpopolare.

Numero-Zero_Netflix

Tornerò da Re

Sono anni che sogno di scrivere questo pezzo: ora è arrivato il momento, e festeggio. Non festeggio solo per volontà di riscatto. Ma perché credo che stiamo davvero cambiando il Paese. Che la cultura popolare stia cambiando. E sarò maledettamente onesto: sto godendo come un riccio a leggere i vecchi dentro che piangono al grido di “O tempora O mores”, “questa non è musica” “ha vinto solo perché di origini straniere” “i rapper parlano solo di droga, guarda Achille Lauro e Sfera Ebbasta”.

Contestatissima esibizione di Eminem a Sanremo 2001
Contestatissima esibizione di Eminem a Sanremo 2001

 

rap sanremo
Meme dalla pagina Facebook: Non sono bello ma spaccio

Come Van Damme

Godo anche perché questa gente si sente superiore e non sa di essere stata culturalmente già assorbita.

  • Mahmood, il vincitore, è autore/coautore di alcune hit di questi anni come Nero-Bali e ben 3 pezzi del pop-issino Marco Mengoni. Ma non solo.
  • Ultimo, il secondo classificato, è prodotto da Honiro, magazine punto di riferimento italiano nel mondo Rap e diventato etichetta discografica.
  • Achille Lauro, noto rapper fuori dalle righe, monopolizza le conversazioni nei 5 giorni della kermesse con le sue provocazioni eclissando il resto dei cantanti in gara.
  • Non dimentichiamo poi la presenza concomitante a Sanremo di altri rapper e affini, come Shade, Ghemon, BoomDaBash, Briga e Livio Cori (che duetta proprio con i Sottotono, riunitisi per l’occasione).

Parliamo di 8 su 24 artisti: 1/3 delle presenze sanremesi appartengono al rap. E se ci mettiamo l’altro grande movimento culturale moderno dell’Indie arriviamo al 50% delle presenze che rappresentano generi teoricamente “di nicchia”.

cristina d'avena sanremo 2019 rap
Cristina D’Avena duetta con Shade e si mangia letteralmente il palco, rappando le parti in rima e non limitandosi solo al ritornello.

Quelli che benpensano

In mezzo a tutto questo, a destra in pieno stile 50enni sul web, si da’ la colpa alle “élite multiculturaliste“ che fanno vincere un ragazzo mezzo egiziano; mentre a sinistra, in pieno stile salotto buono si da’ la colpa al degrado culturale della società moderna che partorisce musica ignorante.

“Non agitarti, resta immobile, puoi metterci anni, a guardare il Paese che affonda nelle Sabbie Mobili”

Fino a qui tutto bene

La resistenza è futile. Se è vero che si cresce soffrendo, questo diffuso malumore fra i più vecchi di spirito è benvenuto, ed è il prezzo per la rivoluzione culturale che oggi ha investito (anche) la musica, e si sta espandendo al resto della società, e che sono convinto ci restituirà un’Italia migliore, più moderna e libera.

Il rap infatti, seppur tra mille eccessi e personaggi discutibili, è comunque da sempre portatore di valori come uguaglianza, riscatto sociale e libertà. E il nostro Paese ha davvero bisogno di un moto d’orgoglio che faccia ripartire la società e ci liberi dalle sabbie mobili in cui viviamo.

E penso che e se c’è la fatta il rap in Italia, allora forse ce la possiamo fare anche noi.

ESKERE!

 

Aggiornamento del 17/02/2019

Ad oltre una settimana dalla fine di Sanremo, Mahmood macina un record dopo l’altro di ascolti, a dimostrazione che la vittoria non è stata una manipolazione della giuria “di qualità”, ma che le persone che ascoltano musica oggi in Italia non coincidono con il pubblico che televota a Sanremo.

Buon aggiornamento, babbioni!

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Se dopo tutto questo hai voglia di approfondire un’altro genere musicale contemporaneo, ti invito a leggere Cosa è la Vaporwave in Italia.

Sergio Pinto

Sogno un'Italia che produce idee culturali nuove e sperimenta forme nuove, e credo sia arrivato il momento di partecipare attivamente a questo cambiamento.

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